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domenica 4 marzo 2007

Coppie di fatto 'Ruinate'

Eminenza, che ci dice oggi delle coppie di fatto? Suvvia, non esiti. «Non ho mai pensato di demonizzarli. Certo io suggerisco il matrimonio, ma non sono contro le persone che vivono in una coppia di fatto. Per carità. Quella è una loro libera scelta. Va rispettata. D'altra parte non si vede perché dargli una struttura giuridica che rischia di sovrapporsi a quella esistente e a fare confusione. E del resto non la vogliono. A dirlo sono loro stessi. Noi ne conosciamo molti, giacché molte sono le coppie che si sposano dopo aver convissuto. Sono una sorta di coppie di fatto in transito verso il matrimonio. Da quanto risulta ai sacerdoti che hanno ogni giorno a che fare con loro, queste coppie non chiedono forme diverse dal matrimonio».
Avete letto bene, da quanto risulta ai sacerdoti le coppie di fatto non chiedono forme diverse dal matrimonio. Al mondo civile risulta tutt'altro, ma non importa. Visto che non chiedono nessuna tutela giurica lasciamole così come sono, queste stramaledette coppie di fatto. In una parola sola: ruinate.

PS. Qui trovate il resto dell'intervista, che si conclude con appello alla mobilitazione diretto ai 'pensatori cattolici'. E' evidente ancora una volta il solito vizio logico, ovvero l'improbabile commistione di due concetti troppo diversi per non fare a cazzotti l'un l'altro. Pensatore e cattolico. No davvero. O pensatore o cattolico.

lunedì 12 giugno 2006

Prove tecniche di Medioevo

“E voi, cara Rosy, porterete la responsabilità storica della distruzione della nostra civiltà. Ti rendi conto della gravità di ciò che – con spensierata incoscienza – state perpetrando ? E’ meglio dare ascolto all’Italia di buon senso. E alla Chiesa che già molte volte ha salvato la nostra civiltà dalle invasioni degli unni, dei vandali e da quelle dei musulmani”.

Così si chiude la lettera che Antonio Socci ha inviato qualche giorno fa al ministro Rosy Bindi. Potete leggerla integralmente qui. Vi consiglio di farlo. So bene che non è facile, ma potete farcela.

domenica 28 maggio 2006

L’India come Ceccano, destinazione Medioevo

Una decina di giorni fa Ceccano, con un rogo in piazza che avrebbe commosso il Führer (Corriere, Kataweb), ha cercato di essere per un giorno l’Atene d’Italia. Ora uno stato indiano (leggi sul Guardian) ha deciso di bandire il Codice da Vinci. L’accusa? Blasfemia, naturalmente. Sono relativamente pochi i Cristiani in India, ma evidentemente rumorosi. Eppure sono certo che la ragione di tutte queste proteste è un’altra. Parliamoci chiaro, che credibilità può mai avere un film in cui Forrest Gump ed Amelie di punto in bianco si mettono a cercare Santo Graal? Non è verosimile, è ovviamente una impresa al di là della loro portata. Pare perfino che ad un certo punto Forrest, che evidentemente non è Heidegger, chieda ad Amelie qualcosa del tipo “Dunque tu sei l’erede di Cristo?”. Non voglio sapere cosa gli abbia risposto Amelie, e non oso neppure immaginare la faccia del signor Gump mentre propone l’arguto quesito, perché sinceramente non credo che possa esistere in questo mondo una espressione appropriata. Detto questo, non riesco a capire perché la Chiesa osteggi tanto il film: se le teorie di Brown fossero vere le ben più sediziose illazioni sull’omosessualità di Cristo andrebbero definitivamente accantonate. Ratzi, dai, pensaci un po’ su.